Un filo di Arianna da Teseo al computer

Un filo di Arianna da Teseo al computer
Il filo del pensiero, di Francesca Rigotti

Assomigliano incredibilmente le donne che tessevano la tela e i ragazzi che navigano su Internet. Filo, tessuto e intreccio seguono la stessa logica, comprimono il tempo e dilatano lo spazio, sia quando si cuce uno scialle sia quando si traversa telematicamente il mondo con la Rete. Il filo è caos che si fa ordine, groviglio che trova struttura, linea che esce dal labirinto. Tessere, scrivere e pensare appartengono allo stesso movimento, indispensabile è un artigianato che di gradino in gradino diventa arte e filosofia, è la capacità di imprimere una forma, una direzione e un senso a ciò che si fa e a ciò di cui si ragiona. [...] Il filo del racconto, il filo della vita e il filo del ragionamento traversano la storia della letteratura, dal pensiero e dall'azione. Vengono da una sapienza essenzialmente femminile. Svolgere un tema, sciogliere un enigma, tirare una conclusione, ritorcere un argomento, salvare un filo di speranza oppure conservare un filo di memoria, non c'è operazione intellettualmente degna che non riconduca a ciò che le donne hanno sempre saputo fare, tutte le donne, ricche e povere, aristocratiche e plebee, nubili, maritate e vedove, lavoratrici e casalinghe, figlie e madri e nonne, avevano sempre in mano un filo, un filo da filare nella canocchia e avvolgere sul fuso, da tessere al telaio, da infilare nell'ago per cucire, rammendare e ricamare, da intrecciare ai ferri, all'uncinetto, al tombolo. Oggi, per donne e per uomini, il contatto con i fili e i tessuti si è enormemente ridotto. È già un problema attaccarsi un bottone. Si è persa molta capacità di dare forma alle cose, sincronicamente, con le mani e con la mente. Eppure la tessitura si ripropone per milioni di persone, davanti a un terminale elettronico. Nella Rete il mondo è lo stesso. La telematica è il ricordo di un'antica struttura tessile di fili, di maglie e di nodi. Via via che si procede nel libro di Francesca Rigotti, ci si accorge che la metafora tessile diventa sistema di interpretazione, sia per la storia della filosofia sia per la computer science. Sotto l'ironia colta di una visitazione lessicale e filologica della sterminata materia, dal filo di Arianna e di Penelope al filo del ragionamento di Leibnitz, Kant, Wittgenstein si coglie una proposta assai seria. L'idea globale era già in un grande autore contemporaneo, scarsamente citato ma abbondantemente saccheggiato dagli intellettuali alla moda, Hans Blumenberg, che della metafora e della metaforologia ha fatto strumento centrale per la comprensione del mondo. Francesca Rigotti suggerisce di ritrovare, nella ragnatela telematica così come nelle pagine dei filosofi, una motivazione forte del tessere, cioè il controllo del filo nel dipanare la propria esistenza. È indispensabile una sintonia tra ritmo del telaio e ritmo del pensiero. Le donne che lavoravano al telaio cantavano, e le loro filastrocche avevano un senso, iterativo ma non coatto, come è invece spesso coatto il vuoto ticchettio al computer. Il passaggio per i telenauti da un sito all'altro della Rete si gioverebbe di un filo di Arianna, cioè di un senso in quell' incessante correre da un punto all' altro dell' orizzonte elettronico. C'è una annotazione finale, efficace: Fu una donna, Arianna, a dare a Teseo il filo per uscire dal labirinto. Si attendono molte Arianne per il nevrotico popolo della virtualità.


Fonte: Barbiellini Amidei Gaspare, su Corriere della Sera