Il filo della vita: la metafora tessile

Intervista a Francesca Rigotti

Ci ricorda Roland Barthes: (...) ‘È la donna che dà forma all’assenza, che ne elabora la finzione, poiché ha il tempo per farlo; essa tesse e canta’. Musil scrive: ‘Quel che ci tranquillizza è infilare un filo, quel famoso filo del pensiero di cui è fatto anche il filo della vita’. Gli artisti Mona Hatoum, Tracey Emin, Elena del Rivero, Wim Delvoye e molti altri hanno riconosciuto nel filo il mezzo per dipanare, per intrecciare un discorso sull’arte contemporanea e Maria Lai, con i suoi incredibili libri di stoffa, ci ha svelato come è possibile scrivere col filo. Figure mitiche come Arianna, Aracne, Ananche, Penelope, continuamente riemergenti nella nostra cultura, richiamano la nostra attenzione sul significato della metafora tessile, vera e propria costante del vivere il nostro rapporto col mondo partendo dalla marginalità del lavoro femminile. Francesca Rigotti, studiosa e ricercatrice, nel suo libro Il filo del pensiero, ha voluto affrontare il discorso reale e metaforico sul filo e i suoi significati attraverso quell’altro filo, quello simbolico della scrittura.


Il filo del pensiero. Tessere, scrivere, pensare, un ragionamento sull’essere e sul fare, un ennesimo segno di come un’attività femminile sia assurta a valore universale. Che posto occupa questo libro nella sua ricerca e perchè lo ha scritto?
 Il filo del pensiero è il secondo libro che ho scritto dopo la mia personale svolta stilistica. Prima di questo avevo redatto testi di filosofia politica secondo il modello appreso nell’accademia: neutri, impersonali, dedicati a tematiche ‘importanti’ come il potere, la verità, l’onore. La svolta è avvenuta per me al passaggio del millennio, quando iniziai a occuparmi di cose minori in prospettiva filosofica. Scrissi allora La filosofia in cucina, dedicato all’idea che elaborare il pensiero sia come manipolare e preparare il cibo e viceversa. Il filo del pensiero ne fu, pochi anni dopo, la continuazione ideale. Questa volta l’idea era quella che pensare fosse come filare, cioè estrarre da una matassa confusa e arruffata di pensieri un filo lineare, continuo e filato, col quale intrecciare testi come tessuti. Scrissi questo libro con lo stesso spirito del precedente: un po' per rivalutare un sapere femminile trascurato e un po' per divertirmi.

 Oggi il rapporto col filo e con la manualità ha una valenza dimenticata. Lei personalmente prova nostalgia per il tempo ‘in cui Berta filava?’
 Un po' di nostalgia, confesso, la provo, anche se poi vivo pienamente il mio tempo con tutte le straordinarie possibilità che offre, né voglio rinnegarlo. Tuttavia mi dispiace che abbiamo perso tanto della nostra manualità. E se il verum è il factum, come aveva intuito il grande filosofo napoletano Giambattista Vico, quale verità è destinata a noi che con le nostre mani non sappiamo fare ormai quasi nulla, se non muovere i polpastrelli sulla tastiera del computer e presto neanche quello?
 Il filo rappresenta la molla dell’arte, della letteratura, della filosofia. Quali sono le origini, le funzioni e i significati della metafora tessile?
 All’origine della metafora tessile si trova una parola intrigante come il latino textus, con quella per nel mezzo che sembra evocare l’intreccio nella sua materialità. Il testo è la metafora del linguaggio, parlato e scritto. Quando componiamo un testo artistico, letterario e filosofico, intrecciamo fili diversi, fili di dialogo e di discorso, fili di pensiero, fili musicali, fili colorati ognuno con il suo spessore e la sua fibra particolare, fino a comporre la tela desiderata.

 L’arte contemporanea è sempre più attenta ai valori del femminile, al filo che ridisegna il mondo, e il filo che si sostituisce al pennello è anche il filo del racconto che mette al centro dell’interesse ciò che è marginale, femminile e popolare. Che cosa pensa di queste operazioni artistiche? 
Ho conosciuto tanti artisti del filo ed esponenti della fiber art che mi hanno scritto perchè avvertivano nelle parole del libro una rivalutazione in chiave filosofica delle loro espressioni artistiche. Per esempio Bruno Ciasca di Chieri, o Elena Salvini Pierallini di Firenze, che tra l’altro ha illustrato il mio prossimo libro, La filosofia delle piccole cose. Alcuni mi hanno persino donato opere composte da loro, che conservo come regali preziosissimi perchè vi vedo espressa la stessa idea arcaica e insieme attualissima di un principio che crea e tiene il mondo filandolo: dalle Parche che filano e reggono e tagliano i fili del destino dei mortali, ai fili dal cui intreccio nasce la rete elettronica che avvolge il mondo, internet, il world wide web...


Fonte: Intervista a Francesca Rigotti, su Dialogare