Il Rizoma come progetto per una multimedialità democratica

di Marco Santandrea su Informatica per le scienze umane, Teoria delle reti

Il termine rizoma si riferisce originariamente ad una particolare forma botanica, che comprende bulbi e tuberi: fusti sotterranei, come la patata, o striscianti nel terreno, come la gramigna, aventi la funzione di servire da riserva di nutrimento per la pianta. Possono riprodurre altri fusti, ma anche radici, dando luogo a una fitta trama sotterranea a sviluppo orizzontale.

In “Mille Piani. Capitalismo e schizofrenia (1980)” i francesi Deleuze e Guattari, il primo filosofo rappresentante del decostruzionismo e il secondo uno psichiatra anti-pscichiatra, usano questo termine per descrivere un particolare modello semantico da opporre a tutti i modelli basati su una concezione ad albero, come la linguistica, la biologia, la psicanalisi e in generale tutte le discipline imbevute di un lessico metafisico che tende a classificare i concetti secondo un ordine gerarchico. Il modello ad albero infatti prevede una gerarchia, un centro e un ordine di significazione, inoltre i vari significati sono disposti in ordine lineare e collegati da relazioni biunivoche (gli autori fanno l’esempio dell’albero generativo-trasformazionale di Chomsky che comincia in un punto S e procede per dicotomie). Invece, secondo gli autori, “a differenza degli alberi o delle loro radici, il rizoma collega un punto qualsiasi con un altro punto qualsiasi, e ciascuno dei suoi tratti non rimanda necessariamente a tratti dello stesso genere, mettendo in gioco regimi di segni molto differenti ed anche stati di non-segni. (…).

Rispetto ai sistemi centrici (anche policentrici), a comunicazione gerarchica e collegamenti prestabiliti, il rizoma è un sistema acentrico, non gerarchico e non significante …”. Il rizoma per il suo decentramento strutturale e la capacità delle parti di creare formazioni di senso indipendenti dal ‘tutto’ in cui sono inserite, è stato spesso impiegato come metafora della rete, (anche se Internet sarebbe stato realizzato ufficialmente solo dopo il 1983), del funzionamento delle reti neurali e infine come base teorica per una migliore gestione delle organizzazioni complesse come aziende e infrastrutture. Inoltre è il concetto fondamentale di ogni politica anarchica che rifiuti la centralizzazione del potere come condizione necessaria per la vita di società, in favore di un autogestione indipendente del proprio spazio sociale, dalla cultura alla musica ecc.., che si basi su rapporti di tipo orizzontali che non tengano conto del potere sovrastrutturale tipico delle organizzazioni a sviluppo verticale. Deleuze e Guattari individuano alcuni caratteri principali che permettono di comprendere meglio questo concetto:

- principi di connessione ed eterogeneità: qualsiasi punto di un rizoma può essere connesso a qualsiasi altro e deve esserlo. Inoltre essendo una costruzione multimediale il rizoma collega anelli semiotici diversi: mettendo in relazione elementi di natura diversa viene a crollare ogni barriera epistemologica e ontologica in favore di una sperimentazione continua e azzardata lungo sempre nuovi sentieri interdisciplinari.

- Il principio di molteplicità esalta il concetto che il rizoma è un sistema aperto, liberamente e infinitamente percorribile, come sarebbe stata la Rete, la quale, a sua volta, avrebbe permesso d’inseguire molteplici percorsi, dandovi altrettanti valori. Sempre nuove interpretazioni, pertanto, possono essere elaborate, proposte e diventare, a loro volta, dati del rizoma, dove non ci sono punti o posizioni come in una struttura ad albero ma “le molteplicità si definiscono attraverso il di fuori, in riferimento alla linea astratta di fuga o deterritorializzazione secondo la quale esse cambiano natura connettendosi ad altre”. Chi percorre il rizoma, in qualche modo vi è reso partecipe, dal momento che non esiste una struttura dimensionale stabile dettata da una soggettività dominante ma solo un reticolo di immanenza in cui le interpretazioni si scontrano in una sperimentazione continua.

- Il quarto principio, o principio di rottura asignificante, parte dalla constatazione che tutti i testi tradizionali sono separati da “rotture” significanti perché postulano sensi diversi. Nel Rizoma, così come poi nella Rete, invece il salto da un testo all’altro non comporta rotture significanti, anzi il senso della navigazione tra i punti, o dati, provoca l’esperienza d’imprevedibili scoperte da reintepretare e da riconnettere tra loro. Un rizoma può essere rotto, spezzato in un punto qualsiasi ma poi si riprende generando nuove linee di fuga e nuovi rinvii di significato. In esso è quindi assente la logica della frattura, dal momento che la perdita di un nodo o di una connessione spingono il tessuto di relazioni a ridefinirsi secondo una più corretta configurazione, attraverso intrecci mai sperimentati prima.

- I principi di cartografia e decalcomania, infine, indicano che il rizoma non è soggetto a nessun modello strutturale o generativo: a differenza di un calco il cui significato può essere infinitamente riprodotto senza che in nessuna riproduzione il suo senso venga alterato o modificato, come ad esempio un timbro postale, la carta vuole essere una mappa che apre a un percorso di possibilità infinite in cui ogni molteplicità sia libera di esprimere se stessa e di creare nuove connessioni.

Apparirà ora chiaro come, in campo testuale, il concetto di rizoma anticipi la dimensione virtuale dell’ipertesto, che attraverso i linguaggi html e xml si è affermato negli anni novanta come paradigma dominante della ricerca sul web. Teorie ipertestuali emergevano già in romanzieri come Borges o Joice. Nel suo Ulisse “il romanziere irlandese propone una struttura narrativa quasi ipertestuale, dove la trama di allusioni e riferimenti, così poco facilmente percorribili nella pagina a stampa, sembra quasi inconsapevolmente pensata per una tecnologia che andasse oltre il libro” (Teresa Numerico, Arturo Vespignani, Informatica per le scienze umanistiche). Negli stessi studi di teoria letteraria francese Barthes, allora esponente della nuova avanguardia francese di orientamento strutturalista, scriveva nel 1964 che:

“In questo testo ideale le reti sono multiple e giocano fra loro senza che nessuna possa ricoprire le altre; questo senso è una galassia di significati, non una struttura di significanti; non ha inizio; è reversibile; vi si accede da più entrate di cui nessuna può essere decretata con certezza la principale; i codici che mobilita si profilano a perdita d’occhio, sono indecidibili…; di questo testo assolutamente plurale i sistemi di senso possono sì impadronirsi, ma il loro numero non è mai chiuso, misurandosi sull’infinità del linguaggio” Barthes, Roland Eléments de sémiologie, Paris, Seuil, 1964

L’ipertesto così come è stato realizzato attraverso il web appare come un labirinto di itinerari multimediali (composto di testi, audio, video e immagini) che rompono con la centralità del testo marginalizzando la soggettività dello stesso autore che, non potendo più imporre a priori un percorso interpretativo privilegiato, si limita a lasciare tracce e ad articolarle in favore di una consultazione libera e associativa da parte del lettore.

Etimologicamente ‘ipertesto’ significa esaltazione del ‘textum’, parola latina che indica il tessuto, e dunque esaltazione dell’intreccio di testi. La libertà nel creare sempre nuovi intrecci è affidata ai link, segni capaci di indirizzare la lettura verso altri segni in un continuo rimandi di significati. Queste, in breve, dovrebbero per lo meno in linea teorica essere le caratteristiche rizomatiche dell’ipertesto.

Il rizoma, in tutte le sue concretizzazioni nei campi informatico, sociale e politico si delinea dunque come un paradigma culturale alternativo al dualismo ed a tutto ciò che è dialettica; al paradigma scientifico ad albero, gerarchico, lineare e dialettico, si contrappone, dunque, quello rizomatico, non sequenziale, decentrato, reticolare. Una contrapposizione che, per non ricadere in quello stesso dualismo che si cerca di oltrepassare, non va interpretata in maniera rigida:

all’interno delle strutture arborescenti possono svilupparsi spinte rizomatiche così come all’interno di sistemi decentrati alcuni nodi possono ingrandirsi dando vita a fenomeni di centralizzazione. Ci basti pensare a quanti casi nella storia si siano formate reti anarchiche proprio nei centri di massima centralizzazione del potere, o come al contrario in seguito a un crollo di sovrastrutture verticali (in seguito ad esempio a una rivoluzione), dopo un breve periodo di disorientamento e grandi propositi si sia finito per riedificare un nuovo potere, magari ancora più centralizzato. Per la verità questo secondo esempio si è pressoché sempre verificato, e ciò, tornando a Internet, dovrebbe tenerci in guardia dai tentativi da parte di certe potenze economiche di gestire e “imbrigliare” la rete lungo canali predefiniti e secondo determinate logiche di marketing e controllo sociale. Basti pensare agli impressionanti interventi di censura da parte del governo cinese nei confronti di skipe e wikipedia, che hanno portato qualche anno fa a varare la legge che “i siti internet devono servire il popolo e il socialismo, per guidare correttamente l’opinione pubblica nell’interesse nazionale”. Negli stessi paesi della “democrazia” occidentale l’accesso a Internet avviene attraverso specifici fornitori d’accesso, in sigla ISP (internet service provider). Queste organizzazioni, che hanno la funzione di permettere e regolare la fruizione della rete e i relativi servizi da parte degli utenti, possono censurare i siti web con differenti modalità di intervento, tra cui il bloccaggio delle porte di accesso, il filtraggio delle parole chiave e il passaggio forzato tramite Proxi server. Questi fenomeni di censura si sono acutizzati con l’esplosione della bolla internet nel 2000, in cui “il mercato degli accessi è passato dai piccoli ISP che operavano banchi di modem ai grossi operatori di telecomunicazioni.” (Wikipedia). Parecchi ISP sono stati ristrutturati o acquisiti da altri più grandi, e una nuova via per la verticalizzazione è stata aperta. Starà a noi rimanere costantemente in guardia dagli attacchi alla nostra libertà di espressione e acquisizione del sapere.

Bibliografia:
- Deleuze e Guattari, “Mille piani. Capitalismo e schizofrenia”
- Barthes, Roland, “Eléments de sémiologie”
- Teresa Numerico, Arturo Vespignani, “Informatica per le scienze umanistiche”
- Wikipedia

Fonte: Marco Santandrea su Informatica per le scienze umane