Brevissima analisi di retorica visuale: la "realtà aumentata"

Un esame della retorica dell'immagine intrinseca alla "realtà aumentata" e della sua genetica può facilmente aiutarci ad analizzare il valore sociale e politico di questo nuovo modo di proporre la realtà.



La "realtà aumentata" è figlia, o nipote, della prospettiva unitaria rinascimentale, il modello di rappresentazione dello spazio secondo la geometria euclidea, per la quale ogni oggetto rappresentato è organizzato in base alla prospettiva con unico punto di fuga ed è, per così dire, "proiettato" sulla superficie della "quarta parete" virtuale rappresentata dalla superficie del quadro.

Durante il Rinascimento si produsse teoria e tecnica per la costruzione di uno spazio virtuale che potesse venir percepito come continuazione della realtà empirica ed esperienziale. Questa "invenzione" coincise con lo sviluppo di una cultura del potere temporale in ascesa – una cultura laica diremmo –, dopo secoli di egemonia culturale della Chiesa, con la conseguente necessità di progettare nuovi modelli di riferimento. Venne, dunque, elaborato un sistema basato sulla geometria e la tecnica, sulla razionalità. Si trattava, ancora, di un'eredità del pensiero monoteista-cristiano e di una sua elaborazione e adattamento "laici": alla centralità di un unico dio, ragione e principio d'ordine, viene sostituito un altrettanto centralistico principio: scienza, tecnica e razionalità, più tardi ragione.

L'impatto retorico dell'immagine così costruita è caratterizzato da una grande capacità persuasiva, la realtà rappresentata rinascimentale appare più reale della realtà. Ed è bene ricordare questa osservazione (le sorprendenti qualità retoriche di questo sistema – in epoca barocca elaborato e sviluppato – per esempio, vennero utilizzate durante la Controriforma per il progetto di ripromozione della Chiesa).

Anche più tardi, quando il Cubismo, teorizzando un modello figurativo in cui veniva annullato il punto di vista fisso e in cui si tentava di appropriarsi di una nuova variabile di rappresentazione: il tempo, la quarta dimensione – come avrebbe fatto il cinema, diversamente dalla fotografia –, liberandosi (almeno così intendeva: il cubismo fu arte naïve!) della staticità dell'immagine, rimarrà comunque legato ad una rappresentazione euclidea dello spazio. Non diversamente, gli spazi informatici, la realtà virtuale, la realtà aumentata, dal punto di vista visuale, continuano a poggiare sulla geometria euclidea e sulla prospettiva.

Seppure storicamente determinata (l'Oriente, ad esempio, conobbe la prospettiva unitaria solo nei primi decenni del Settecento, ecc.), la prospettiva unitaria euclidea ha assunto statuto di miglior modello per la rappresentazione della realtà, l'unico, e, in quanto tale, ha condizionato la nostra percezione dell'immagine – e, poi, conseguentemente, la nostra percezione della realtà tout court –, al punto che oggi in Occidente è difficile non pensare la realtà "in termini prospettici".

Si tratta, tuttavia, di un pregiudizio: la realtà costruita secondo la prospettiva (e la geometria euclidea) e la realtà virtuale stereometrica, sono una rappresentazione convenzionale, semplicemente uno strumento dei tanti possibili, per la rappresentazione, giacché la percezione visiva è visione soggettiva e si organizza secondo modalità assai differenti. E sono, inoltre, in contrasto con le attuali ricerche, orientate verso una matematica e una fisica non-euclideee (pensiamo allo spazio curvo di Einstein, alla teoria delle stringhe, ecc.).
A questo proposito, un ulteriore problema va evidenziato: nel contesto della psicologia diffusa constatiamo una grande resistenza alle ipotesi di una geometria non-euclidea – e non a caso – la quale sarebbe "difficile da immaginarsi" (il fisiologo, fisico e matematico Hermann von Helmholtz dedicò interessanti studi alla percezione e trovò solidi argomenti per sostenere che un bambino o un adulto che fosse sufficientemente condizionato da esperienze relative al comportamento dei corpi in un mondo non euclideo, sarebbe in grado di visualizzare la struttura non euclidea con la stessa facilità con cui può visualizzare quella euclidea).

Ora, è importante prendere in considerazione la "impersonalizzazione" di questi modelli di rappresentazione che si vogliono oggettivi: mi sembra assai interessante che, come il sistema stereometrico su cui si basa, anche nel caso della "realtà aumentata" il principio ordinatore è e rimane unico (centralizzato), le possibilità di scelta sono determinate da altri, con conseguente deresponsabilizzazione dell'utente, il che avviene anche grazie al condizionamento reso possibile dalla forte valenza retorica, cioè persuasiva, del sistema retorico-visuale messo in atto.